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allunaggio

L’arrivo dell’uomo sulla luna è stato un sogno per generazioni. Le fantasie sull’allunaggio hanno popolato il nostro immaginario durante secoli. Finché, un giorno, è successo davvero.
O forse no?

 

Premessa: la luna tra storia e mito

Nella storia della civiltà occidentale – ma non solo – la luna è stata una presenza fondamentale. Innanzitutto per motivi pratici, o addirittura di sopravvivenza: conoscere la posizione della luna è basilare per orientarsi di notte, tanto in terra quanto in mare. Le fasi lunari sono da sempre un punto di riferimento per astronomi e astrologi, e la stessa divisione del calendario in mesi e anni è basato sul ciclo del nostro satellite.

Un punto di riferimento per le scienze, ma anche per il mito. La luna, con la sua luce pallida, rischiara le tenebre della notte e per questo è considerata una divinità benigna nella maggior parte delle mitologie antiche. Per gli egizi era l’occhio sinistro di Horus, uno degli dei del cielo, mentre per i greci ogni fase aveva una sua divinità: Selene era la luna piena, Artemide la luna crescente, Ecate la luna calante, Perseide la luna nuova. Perfino nei culti protocristiani la luna crescente era una presenza importante, in quanto usata come simbolo mariano: diventa lo stemma di Costantinopoli e probabilmente da qui passa all’Islam come emblema di grandezza e vittoria.

 

Preistoria dell’esplorazione lunare

Gli alunaggi letterari più antichi di cui abbiamo notizia risalgono al secondo secolo d.C. Le scrisse Luciano di Samosata, che ne La storia vera e nell’Icaromenippo immagina due viaggi oltre l’esosfera; e nel primo di questi racconta perfino una precocissima guerra stellare. Non sappiamo se la passeggiata selenitica di Luciano fu la prima del suo genere e di sicuro non fu l’ultima. L’interesse lunare del divin poeta Dante era di taglio prettamente spirituale, mentre una vera e propria esplorazione venne compiuta da Astolfo nell’Orlando furioso di Ludovico Ariosto: il cavaliere, per recuperare il senno perduto del paladino Orlando, monta sul suo cavallo alato e vola fino all’astro, su cui lo aspetta s. Giovanni Evangelista:

Tutta la sfera varcano del fuoco,
ed indi vanno al regno de la luna.
Veggon per la più parte esser quel loco
come un acciar che non ha macchia alcuna;
e lo trovano uguale, o minor poco
di ciò ch’in questo globo si raguna,
in questo ultimo globo de la terra,
mettendo il mar che la circonda e serra.

Quivi ebbe Astolfo doppia meraviglia:
che quel paese appresso era sì grande,
il quale a un picciol tondo rassimiglia
a noi che lo miriam da queste bande;
e ch’aguzzar conviengli ambe le ciglia,
s’indi la terra e ‘l mar ch’intorno spande,
discerner vuol; che non avendo luce,
l’imagin lor poco alta si conduce.

Altri fiumi, altri laghi, altre campagne
sono là su, che non son qui tra noi;
altri piani, altre valli, altre montagne,
c’han le cittadi, hanno i castelli suoi,
con case de le quai mai le più magne
non vide il paladin prima né poi:
e vi sono ample e solitarie selve,
ove le ninfe ognor cacciano belve.

La conquista della luna diventa popolare tra i secoli XVI e XVII, e specialmente dopo l’invenzione del telescopio, che in qualche modo “avvicina” il satellite alla terra. L’idea che possa essere un pianeta raggiungibile e abitabile si fa strada nella mente degli scrittori, che iniziano a produrre sempre più storie a riguardo. Durante i secoli ne scriveranno Johannes Kepler, Cyrano de Bergerac, Rudolph Eric Raspe, Jules Verne, Edgar Rice Burroughs, Edgar C. Clarke e moltissimi altri. Chi in maniera più stravagante, chi in maniera più realistica, tutti iniziano a pensare che l’uomo potrebbe trovare il modo di arrivare al più vicino dei corpi celesti.

 

…e la luna arrivò

La corsa alla luna arriva, per davvero, negli anni Cinquanta del Novecento. Inizialmente con sonde prive di equipaggio lanciate dall’Unione Sovietica: Luna 1 – il primo oggetto a sfuggire all’orbita terrestre – fallisce l’obiettivo, ma il succesivo Luna 2 si schianta come previsto il 13 settembre del 1959 – il primo arrivo morbido è una conquista di Luna 9 nel 1966.

Ci penseranno gli Stati Uniti a mettere gli uomini nelle astronavi, dapprima con viaggi attorno all’orbita lunare, e infine con l’allunaggio. Il 20 luglio 1969 quando Neil Armstrong appoggia per primo il piede sul nostro satellite.
“It’s a small step for a man, but a giant leap for mankind” dice via radio a Houston, mentre milioni di persone in tutto il mondo attendono trepidanti notizie dalla missione.

Una volta conquistata, però, la luna perde un po’ quell’aura di mistero che l’aveva contraddistinta nei millenni precedenti. I viaggi lunari continuano per soli tre anni – l’ultimo è del 1972 – e l’immaginario di scoperta si affievolisce. La stessa figura dell’astronauta, nuovo conquistatore e forse pure nuovo prometeo, lascia per strada qualcosa del suo fascino.

Il complotto del finto allunaggio

Eppure c’è stato e c’è ancora qualcuno che non crede ai viaggi lunari. Se per secoli tutti hanno sperato di poter arrivare fin là, alcuni semplicemente lo ritengono impossibile. Già alla fine degli anni Sessanta la fiducia nei media è abbastanza scarsa, specialmente tra la popolazione degli U.S.A.: e non è una mancanza poco motivata, visto che effettivamente molta stampa usò immagini false per raccontare l’evento (visto che quelle vere sarebbero arrivate giorni dopo). Dev’essere tutta una messa in scena, quindi, con audio e filmati girati ad hoc da registi specializzati. C’è chi fa addirittura il nome di Stanley Kubrick, che solo l’anno prima aveva girato 2001: A Space Odissey.

La teoria serpeggia qui e là, e già nel 1971 James Bond/Sean Connery scappa attraverso il set del finto allunaggio in una scena di Diamonds Are Forever (ma Bond andrà nello spazio nel 1979, con Roger Moore protagonista di Moonraker). Nel 1974 esce poi il libro Non siamo mai stati sulla luna di Bill Kaysing. Là i complottisti trovano tutte le presunte prove dell’intrigo: l’ipotetica letalità delle fasce di Van Allen, lo stivale di Armstrong che non coincide con l’impronta e tanti altri elementi facilmente contestabili, ma che all’epoca convinsero migliaia di persone. Molte di queste, del resto, sono convinte ancora oggi.

Per prendere in giro questa teoria del complotto, nel 2015 Antoine Bardou-Jacquet gira il film Moonwalkers, che parla appunto del regista che avrebbe dovuto girare il footage della missione fasulla.

E adesso?

E adesso la luna torna un po’ di moda, perché proprio a cinquant’anni dal primo sbarco umano, una sonda è arrivata sul lato oscuro per vedere meglio cosa c’è. Purtroppo non ci sono i Pink Floyd, ma è comunque un bello spettacolo.

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