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Abbiamo fatto un giro tra le calli di Venezia guidati da Francesca, proprietaria della botega Kartaruga e presidente dell’associazione culturale “Compagnia l’Arte dei Mascareri”, e grazie a lei abbiamo scoperto piccole botteghe, gemme nascoste e forse soffocate da tante, troppe attività non artigianali.

Abbiamo voluto ascoltare le voci delle loro proprietarie che tra cartapesta e colori ci hanno svelato chi porta in vita il simbolo del carnevale per eccellenza: la maschera.

 


 

Redazione: Come ti sei avvicinata all’arte della maschera?
Sofia, bottega Alberto Sarria: Sono qui come seconda generazione. La mia è una passione nata dai miei genitori, in particolare da mio padre.
Ho sempre amato lavorare con le mani, mi considero particolarmente creativa e ho avuto la fortuna di ereditare questa attività dove poter mantenere viva quest’arte.
Quando ero piccola, la mia idea non era quella di arrivare qui, se sono diventata artigiana è perché mi sono resa conto della fortuna che ho avuto e che ho. Magari il mio percorso sarà stato agevolato dai miei genitori che mi hanno insegnato prima per gioco e poi per mio interesse, ma ciò che ho imparato da loro mi ha anche permesso di discostarmi dal tradizionale ed esplorare campi che fossero un po’ più personali, un po’ più miei.

R: quali sono le caratteristiche delle tue maschere?
Sara di Rugadoro: La maschera per me è un mezzo attraverso il quale posso esprimere tutta la mia creatività. Come per un pittore che utilizza varie tecniche pittoriche, la tela bianca, per me la maschera è il mezzo tridimensionale che mi permette di esprimere la mia visione. L’accostamento di tessuti, colori, specialità veneziane come le murrine millefiori, il vetro, il pizzo, le passamanerie… combinare tutti questi fattori in una maschera unica. La base è sempre la stessa, in cartapesta; la differenza sta nella decorazione che varia a seconda di ogni maestro.
Io, ad esempio, sono sempre stata affascinata dalla tecnica del collage, mi sono sempre piaciute di più le tecniche di arte applicata rispetto a quelle di arte pittorica. Anche io sono partita dipingendo e decorando come vuole la tradizione, poi però ho sentito il bisogno di variare, di avere altri materiali da utilizzare.

 

Ma le tecniche e i materiali utilizzati sono veramente tantissimi. Nella bottega Rugadoro di Sara possiamo trovare splendide maschere in tessuto, mentre a L’arlecchino di Marilisa troveremo maschere di resina distrutte in piccoli pezzi e assemblate in pezzi unici. In ogni bottega i maestri mascareri danno sfogo alla loro creatività creando dei veri e propri capolavori. Molti di loro hanno a disposizione spazi molto ristretti per i loro laboratori, altri addirittura lavorano nei loro stessi negozi o a casa.

R: Stai insegnando il processo artistico della creazione delle maschere a qualcuno?
Marina di Teatro Maschere: È veramente difficile trovare qualcuno a cui insegnare, lasciare qualcosa che fa parte della nostra storia. È difficile vivere di questo.

 

R: Pensi che l’arte della maschera sia destinata a scomparire?
Barbara di Barbara Lizza: Assolutamente no, non scomparirà. Anzi, risorgerà! Stiamo vivendo un momento difficile, è vero, ma sono assolutamente convinta che risorgerà.
Sono sempre stata affascinata dalla maschera, anche da ciò che a livello psicologico può narrare. Tutti siamo pieni di maschere! Credo che i momenti in cui si leva la maschera siano quelli in cui in realtà la si ha addosso, ad una festa di carnevale per esempio. Lì posso essere chi sono davvero perché nessuno mi riconosce.

 

L’associazione culturale “Compagnia l’Arte dei Mascareri” è nata nel 2015 e la maggior parte dei proprietari delle botteghe della laguna ne fa parte: “proprio perché ognuno di noi ha le sue peculiarità artistiche – ci spiega Francesca – tra noi è si è creata una rete di amicizia in cui ci spalleggiamo a vicenda”. Tra scambi di consigli e materiali, stampi e maschere in cartapesta pronte per la decorazione tutti sono uniti sotto il paradigma di qualità, ricerca e amore.

R: Cos’è per te il Carnevale?
Barbara di Barbara Lizza: È una tradizione che deve andare avanti. Il Carnevale è come nasce la maschera, è come si guarisce dalle pestilenze, è tante cose… Carnevale siamo tutti noi!

 

Un invito che facciamo ai nostri lettori è dunque di esplorare gli ateliers di questi straordinari artisti e artigiani e di perdersi nel labirinto di maschere tra tradizione e modernità.

Dietro l’oggetto simbolo del Carnevale ci sono volti, mani e anni di lavoro dedicati alla passione per una delle arti più antiche di Venezia, un’arte che se non supportata e compresa fatica a sopravvivere!

 

#SUPPORTARTISANS#CARNEVALEVENEZIA2020

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