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Avete mai sentito parlare del cosiddetto “Ridotto”? 

Alcuni di voi lo conosceranno, insieme al sinonimo francese “foyer”, come la sala del teatro in cui il pubblico si raccoglie durante gli intervalli ma nel passato, a Venezia, la sua funzione era ben diversa.

 Forse non molti sanno che ai tempi della Serenissima, in un’ala di Palazzo Dandolo (oggi Hotel Monaco & Grand Canal) i veneziani si riunivano in quella che, di fatto, altro non è che la prima casa da gioco pubblica d’Europa.

 


 

Il grande clima di libertà che si respirava nei ridotti è stato fonte d’ispirazione per alcuni noti pittori veneziani.
Ad esempio, il ridotto e i momenti legati al gioco furono soggetto di Pietro Longhi.
In “Lo svenimento (La partita di carte interrotta)” del 1744, al centro della scena c’è una dama con gli occhi girati verso l’alto, sconvolta. Con la sua reazione plateale ha rovesciato il tavolino da gioco e le carte sono tutte sparse sul pavimento. Possiamo solo fantasticare su cosa abbia provocato un tale stato d’animo nell’elegante signora, prontamente assistita da un’equipe di serve e cicisbei, eppure la scena trasmette in pieno quanto il gioco fosse importante nei salotti veneziani… così importante da provocare uno svenimento! 

Francesco Guardi dedicò varie tele al ridotto di Palazzo Dandolo, il più alla moda di Venezia. Anche il celebre Giacomo Casanova era lì un habitué e vi faceva addirittura arrivare la sua corrispondenza. Grazie alla varietà dei dettagli nelle opere di Guardi possiamo respirare tutta la potenza di questo luogo in cui l’anonimato dei nobili era garantito da baute e morette, le tipiche maschere veneziane, e gli aristocratici con qualche problema economico, i cosiddetti “barnabotti”, mostravano il viso liberamente e si occupavano di tutto ciò che oggi fa il moderno croupier.
Numerosi sono poi i simboli nascosti nei dipinti di Guardi; donne con fusi e conocchie, simbolo di prostituzione nella pittura seicentesca olandese, barnabotti a cui vengono consegnate piccole chiavi provenienti da grandi mazzi, ci fanno capire che ciò che accadeva tra le mura del ridotto non si limitava alle partite a carte. 


Tra la folla caotica mascherata di chi non vedeva l’ora di sfidare la fortuna dando prova di straordinarie abilità nel gioco e loschi intrighi che, nei ridotti, potevano consumarsi davanti agli occhi di tutti, possiamo anche noi avere un’idea di cosa significasse concedersi una lunga serata di svago nella settecentesca Venezia durante l’interminabile Carnevale. 

 

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