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il giocatore di biribissi

Ogni anno la Fondazione Musei Civici di Venezia offre numerose e variegate iniziative in concomitanza del Carnevale di Venezia e quest’anno, in onore al tema Creatum: Civitas ludens, verranno rievocati i fasti del grande Carnevale della Serenissima.

Una prima occasione è stata la messa in scena de Il giocatore di Biribissi, rappresentazione teatrale di e con Alessandro Bressanello e Bruno Spolaore.

 

Che cos’è il Biribissi?

Il Biribissi è stato uno dei giochi più in voga nel XVIII secolo: antenato della roulette e simile alla tombola, si gioca su una tavola con 36 caselle numerate con riprodotti personaggi, animali, piante, fiori e stemmi araldici. Si può puntare su una casella singola, sulla categoria, sui colori o sui numeri pari o dispari. Per sancire la casella vincente, l’ufficiale estrae l’immagine da un sacchetto.

Le prime testimonianze del gioco sono avvolte in un’atmosfera leggendaria, ma si dice che risalgano attorno al 1175, quando Nicolò Barattiero fa erigere le colonne di S. Marco e S. Teodoro come accesso monumentale alla piazza per chi proviene dal mare: per premiarlo dell’ottimo risultato, il Doge Sebastiano Ziani gli concede di gestire l’unica zona franca di Venezia in cui è legale il gioco d’azzardo.

La situazione prosegue in questo modo per circa cinque secoli, finché nel 1638 la Serenissima decide di regolamentare il fenomeno: è permesso giocare solo all’interno di palazzi, che però devono essere pubblici e non  privati (in tal modo il gioco diventa una fonte di reddito per l’Erario).

Nello stesso anno viene costruito il Ridotto a Palazzo Dandolo a S. Moisé: tutti giocano vincendo e perdendo grosse somme di denaro. Per accedere bisogna essere mascherati, per cercare di preservare un ambiente democratico, e in rigoroso silenzio. Il gioco era condotto dai Barnabotti, la nobiltà impoverita ma ancora politicamente influente.

 

Il giocatore di Biribissi a Palazzo Mocenigo

Il pubblico de Il giocatore di Biribissi viene introdotto dal servo Bernardo alla conoscenza di Florindo Querini, nobile veneziano accanito di gioco d’azzardo: con battute canzonatorie tra i due capiamo che il nobile gioca in maniera continuativa da quasi 24 ore, è affascinato da quanta ricchezza potrebbe avere se vincesse sempre – e, di conseguenza, cerca di risparmiare per poter puntare sempre più soldi.

Si viene così accompagnati alla scoperta di una serata tipica di gioco tra nobili veneziani dei secoli scorsi, e si può provare in prima persona una partita  Biribissi o di Bassetta, tra continue risate e richiami al presente. La rappresentazione è stata molto apprezzata dal numeroso pubblico presente al museo di Palazzo Mocenigo. Il poter rivivere situazioni ed emozioni del passato, il tutto allietato da aneddoti e battute, è stata un’esperienza unica. 

Vi invitiamo a seguire i prossimi eventi curati dalla Fondazione Musei Civici di Venezia, che anche quest’anno ci riserva degli appuntamenti in luoghi esclusivi!

Elena Baldo

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